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Cercasi uomo per importante incarico con responsabilità dirigenziale presso Quirinale o Palazzo Chigi.
Requisiti richiesti: età compresa fra i 37 e i 47 anni, max 50; bella presenza, abbronzatura permanente. Non si richiedono abilità di alcun tipo. Eventuale discreto Q.I.  verrebbe considerato  un valore aggiunto.
Posti disponibili: 1
Inviare curriculum direttamente al sig. (si fa per dire n.d.r.) Silvio Berlusconi
No perditempo lampadati.
 
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C’era una volta in America… e c’è!

 

 

Martin Luther King: I have a dream

Barack Obama: Yes we can

Mi piace pensare a un dialogo a distanza nel tempo fra i due personaggi, a un filo ideale che li unisce. Ma Barack Obama simboleggia anche qualcosa di più del riscatto nero: è il riscatto della gente comune, la concretezza degli ideali di pace,  di giustizia e uguaglianza.

E’ un mondo nuovo la sua promessa in campagna elettorale. Ed è quello che il mondo si aspetta da lui.

Per quanto mi riguarda gli/mi auguro davvero che sia possibile.

Perchè: Yes we can

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MEME… Miii… !!!


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Ho scritto un post… jeche jeche jeche jè!

 
 
 
Eh si, è proprio da tanto che non scrivo un post.
Ed è da tanto che non ricevo visite, nemmeno per chiedermi come sto, se sono viva, se ho mangiato, se dormo la notte, se vado bene di corpo la mattina… 
Qui se uno non va in giro a fare passerella e a lasciare commenti a destra e manca non se lo fila proprio nessuno. 
E’ una sorta di voto di scambio: io lascio un commento a te, tu lasci un commento a me, punto. Che tristezza!
Bè è anche vero che molti amici sanno perfettamente attraverso altri canali come sto e cosa faccio ma molti altri  ignorano i miei passi. E dire che l’album delle figurine è pieno di amici… sob!
Amici? Boh! Devo fare un restiling, alleggerire il blog o chiudere del tutto e lasciarlo morire qua. Tanto non se ne accorge nessuno.
Intanto mi armo di aspirapolvere, la impugno a mo’ di spada e faccio l’angelo sterminatore.
Per il resto ci penserò domani come Rossella O’Hara
 
 
 
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Sapessi com’è strano…

Prima hanno cominciato a farle in modo strano: senza spalliera, con cubi di cemento e forme astruse. Poi qualche anno fa hanno cominciato a toglierle. Plaf. Via le panchine da Padova e Treviso, via pure da Trieste, dove per fortuna la cittadinanza ha protestato.
Le panchine, infatti, hanno il vizio di accogliere extracomunitari e barboni, poveri e drogati, il che è sembrato disdicevole e indecoroso ai sindaci del Nordest, che hanno pensato di troncare (con la sega) il problema alla base.
A parte l’ottuso razzismo, è vero però che la panchina appartiene ormai al mondo dei sogni, tra cinema e letteratura.
Oggi se ti siedi da solo sulla panchina di un parco e non sei anziano, in gravidanza o con passeggino al seguito, sei guardato con sospetto e allarme sociale. Può forse un cittadino normale avere il tempo di oziare su una panchina? Giammai, deve essere certamente uno spacciatore, un pedofilo o un debosciato. Bene che vada uno sfaccendato, disoccupato, forse etilista.
In tempi fatti di corsa e di mail, stare in panchina è un lusso da stravaganti. Ti senti guardato, giudicato.
Sarà per questo che quando siamo in viaggio, protetti dall’anonimato, ci sediamo in tutte le panchine che incontriamo? E’ un piacere ineffabile e raro. Guardare il mondo, una collina o la folla come uno spettacolo unico e irripetibile, in scena solo per te. Sarà per questo che la panchina è tanto cara agli artisti, ai poeti e agli innamorati di ogni città. Perché la panchina è una soglia magica, un lembo al confine fra il tempo tuo e quello degli altri, il tempo ozioso e quello produttivo, il ritmo della mente e quello dell’orologio.
E si capisce perché nelle città dove tutto è in vendita, tutto è monetizzato, la panchina dà fastidio: è gratuita, non costa niente.
Vuoi contemplare una piazza, una spiaggia? Siediti al bar e paga la tua consumazione al tavolino, e se non hai fame né sete, pazienza, l’importante è che paghi il tuo diritto a guardare.
Per questo la panchina è un residuo della città che sparisce, la città spodestata dai centri commerciali. La nostra città inospitale e temibile perché violenta e degradata.
Della panchina come simbolo di un mondo liquido e trasognato ci parla Woody Allen nel suo intramontabile Manhattan. E’ lì, con Diane Keaton, sulla panchina di Sutton Place che aspetta l’alba sotto Queensborough Bridge.
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L’irresistibile fascino della spazzatura

Comprare per buttare, buttare per ricomprare e far posto a nuovi acquisti con regolare turnazione. Con una mano butti il cappello vecchio ma ancora nuovo, e con l’altra ne compri uno nuovo ma usato. Al mercatino, perché il vintage è trendy.

Ci sarà un motivo se in Italia produciamo 31 milioni di tonnellate all’anno di spazzatura. Non spam, cioè immondizia virtuale ma spazzatura vera, maleodorante e pericolosa.
Produciamo, compriamo e rifiutiamo più di quello che consumiamo. Troppe scarpe e troppi vestiti, ma anche troppi alimenti. Troppo cibo in frigo, che inevitabilmente scade o non trova posto in tavola per ovvi motivi di sovrabbondanza, troppo cibo buttato nei supermercati, tranne nei rari casi in cui è raccolto – prossimo alla scadenza - dal Banco alimentare per i bisognosi. Troppo cibo nei ristoranti, stessa destinazione: i cassonetti.
Compriamo per automatismo, senza bisogno e senza desiderio e sostituiamo per inerzia, perché così vuole il mercato. Un’auto è vecchia dopo tre anni e il cellulare dopo un anno è superato, e pazienza se funziona ancora bene. Anche se regali un libro lo scegli fra i nuovi arrivi, perché se è un bel libro ma è uscito l’anno scorso, che figura fai?
La categoria del nuovo è sempre vincente. Alla prova supermercato, si sa che il cliente dovendo scegliere fra il solito ottimo detersivo e la Nuova Formula sceglie l’ultimo modello, e anche i biscotti, che pure finiscono nello stomaco e non in lavatrice, periodicamente si travestono da nuovi dove basta la dizione “I nuovi taralli del Violino Bianco”, senza alcuna precisazione sulla presunta nuova ricetta, a incantare il consumatore.
Poi, naturalmente metti tutto nel sacco di plastica, che per autodistruggersi ha bisogno di mille anni, e vai a casa, dove svuotando i sacchi della spesa riempi quello della spazzatura prima ancora di riempire il frigo.
Gli imballi, la carta, il cartone, il cellophane e le inutili confezioni e vassoi che contengono detersivi e cibi, già da soli riempiono infatti il cesto dell’immondizia, che dunque paghi due volte: prima alla cassa del supermercato e poi al Comune per il servizio spazzatura.
Aggiungi il costo per il riciclaggio (quando per fortuna si fa) e della distruzione, somma il danno per la natura ed ecco la nostra condizione. Sperperatori ottusi e coatti, inclini all’autolesionismo.
 
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TUTTI AL MARE!

Purtroppo o per fortuna le vacanze sono finite o quasi.

Quelle intelligenti continuano a rimanere nelle rubriche dei settimanali più trend alla voce “Consigli Inutili”. Perché, diciamocelo una buona volta per tutte, come si fa ad andare in ferie a settembre quando c’è di mezzo la riapertura delle scuole e quella delle fabbriche? Come si fa a prenotare un posto al sole senza tenere conto dei capricci del tempo?

Lasciamo quindi le suddette vacanze ai pochi eletti che possono permettersele ma smettiamola, per favore, di chiamarle intelligenti. Anche perché il ragioniere Mario Bianchi, impiegato da vent’anni alla Fiat e rientrato ieri dalle ferie, si potrebbe offendere.

L’estate, comunque, è la stagione nella quale gli italiani mostriamo maggiormente il nostro livello di educazione e buone maniere.

Quest’anno, per dovere di ospitalità, sono dovuta andare per qualche giorno in spiaggia anziché sugli amati scogli e confesso che sono stati un tormento. Sotto l’ombrellone, sdraiata sul lettino con l’intento di leggere, m’è toccato:

- schivare a più riprese la pallina pelosa di due tizie che giocavano a tamburelli;

- ascoltare a volume sostenuto l’opera omnia musicale di Gigi D’Alessio e a seguire quella di Laura Pausini;

- ripulirmi in continuazione della sabbia sollevata da deliziosi bambini che giocavano a rimpiattino fra gli ombrelloni.

Ma l’episodio più toccante è stato quando uno di questi  bambini, ai rimproveri della madre, mortificata per la mia visibile insofferenza, ha risposto mostrando il dito medio e con una serie di vaffa qua e vaffa là, che cazzo vuoi… ecc ecc

Sono per la non violenza, ma avrei voluto dare quattro sberle al pestifero mostriciattolo. Poi ho pensato che era solo un bambino, che crescerà e diventerà adulto, studierà e prenderà una laurea…

E magari diventerà ministro e potrà fare i gestacci alla bandiera tra gli applausi dei suoi  elettori.

Potrà dire che gli impiegati italiani sono dei fannulloni e  potrà abolire i permessi per malattia, potrà dire che le città sono piene di delinquenti e mandare i militari in ogni casa per vigilare sul comportamento di ognuno di loro.

Perché è ora di finirla con tutto questo permissivismo, ci vuole rigore cribbio!

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