Ciao mondo!!

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fORSE DOMANI… FORSE MAI PIU’

Ti rivedo a distanza di tempo
 ma non mi sei mancato nemmeno un po’
forse sei un capitolo chiuso
o forse no
però… però sono stata bene con te.
In ogni caso sei un gran bel BLOG!
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Intelligenti pauca

http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/i-laureati-pagano-la-recessione-gi-le-richieste-delle-imprese/3589488

Qual è l’intelligenza richiesta oggi dal mercato?

La valutazione, e dunque il peso economico dell’intelligenza, è certamente legata al suo valore d’uso, cioè al bisogno del mercato. Se ieri, diciamo negli anni ’80-’90, in pieno boom del (discutibile) mito del manager, le doti richieste sul mercato erano grintosità, spregiudicatezza, decisionalità e resistenza allo stress, in anni recenti sono emersi sul campo ben altri standard dell’intelligenza.

Ricordate il valore assunto all’improvviso nel curriculum, appena dieci anni fa, dalla conoscenza web? Esplodeva la tecnologia e ovviamente servivano nuove competenze: l’intelligenza informatica. A poco a poco, visto che con i computer abbiamo preso tutti confidenza, si è creato un bisogno diverso, diciamo di nuova umanità.

Per bilanciare il pericolo di professionisti troppo rigidi e computerizzati, dalla mente troppo schematica e bipolare, i guru aziendali hanno trovato una soluzione nuovissima, cioè la più antica: la filosofia. Come scardinare, si sono detti, il dualismo tipico del web e il relativo pensiero bipolare che governa ogni opzione sul web? Come inoculare nel manager macchinizzato il germe sano del dubbio, del forse, della ricerca sulla terza via?

E’ nata così la mitografia del pensiero trasversale, quello che taglia le categorie a metà e le attraversa e scavalca in modo nuovo. E’ nata così, appunto, la (ri)scoperta della filosofia, in omaggio alla quale interi stuoli di dipendenti sbigottiti e inermi sono stati sottoposti per mesi a terapie cruente a base di Socrate e Platone, nonchè a iniezioni virtuali della metafisica Kantiana e del diritto secondo Hobbes. Il tutto a garantire un uso terapeutico della filosofia con benefiche ricadute sul rendimento. Contro il pericolo della disumanizzazione intellettiva è stato riedificato il valore dell’intelligenza umanistica, capace – secondo i suoi lodevoli sostenitori – di consentire un approccio più aperto e profondo persino ai probemi più tecnici e scientifici.

Perchè poi, nonostante questo, i laureati in Lettere e Filosofia restino più  a lungo degli altri precari e disoccupati è però sempre un mistero.

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Piazza della scala-mobile in fondo a destra

 

Una mia giovanissima amica è una fanatica dei centri commerciali. Sostiene che non sono per niente freddi e anonimi, senza identità. Anzi, sono pieni di gente che si diverte a mangiare, comprare, passeggiare, vedere un film.

A Siracusa come a Roma o Milano ormai funziona così. Il sabato sera i ragazzi si riuniscono nelle piazzette dei centri commerciali. Vanno nel pomeriggio, così hanno il tempo di fare vetrinaggio o shopping e poi restano lì, fra multisale e pizzerie. Insomma fanno notte e il sabato va. Non importa se le piazzette dove si ritrovano non hanno un nome, lampioni o gatti, e luci dietro le finestre. Ogni gruppo le ha battezzate a modo suo: c’è la piazzetta di Benetton e quella della scala-mobile; l’importante è che per loro resti la stessa, riferimento fisso ogni sabato sera.

E poi chi me l’ha detto che sono asettiche e anonime? C’è una luce sparata che piove su ogni cosa, e c’è la musica che ti insegue ovunque, come l’odore amatissimo delle patatine fritte. Sarà. Al posto della città, con le sue piazze e le strade vere, loro hanno l’anticittà, che anzi ha il merito di raggruppare tutto insieme, nello stesso posto, ciò che gli piace di più: negozi di vestiti, gadget e musica, i cinema, paninerie e pizzerie, discoteche e palestre. Con la comodità che se piove non ci si bagna, e d’inverno si sta al caldo, d’estate al fresco. Tutto insieme e tutti insieme, come dice la mia giovane amica. Non le importa che questa comunità sia apparente, perché tenuta insieme solo dal piacere di comprare, dal rito di spendere. Non cittadini o ragazzi, ma consumatori.

Ma non critichiamo i ragazzi. Lo sapete che da quando sono iniziati i saldi nel mall più grande d’Italia, cioè quello piemontese di Serravalle Scrivia, nonostante la neve, il pericolo sulle strade gelate e le code di due chilometri all’uscita, ben quindicimila persone hanno fatto l’alba in auto o in bus pur di agguantare il loro carrello? E poi dicono che c’abbiamo la depressione da crisi economica, che non abbiamo più fedi e passioni, tsè.

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L’anno che verrà

Miei cari amici, compagni di viaggio tre le multistrade della blogosfera, vicini geograficamente o per comune sentire, vorrei tanto augurarvi un anno felice, un anno di serenità e prosperità e tutte quelle belle cose che si augurano di rito ogni fine anno: frasi fatte e auguri standard da copia-incolla da distribuire a tutti voi. Ma sinceramente sono un po’ stufa di vacue smancerie e delle solite formalità. Ma soprattutto di fingere una leggerezza che non provo perchè non c’è, almeno nel mio sentire.

Non sono triste né pessimista ma vero è che tra guerre in corso, crisi economica e situazione politica del nostro paese non c’è molto da stare allegri. Ma finchè c’è la salute…

Non è più tempo di manna dal cielo o di inutili parole pro o contro qualcuno o qualcosa. Ognuno di noi, nel suo piccolo o nel suo grande che sia, deve sforzarsi di rendere le cose migliori. Rimbocchiamoci dunque le maniche per diventare protagonisti e non spettatori della società e della nostra vita. E andiamo avanti con serenità e fiducia.

Questo è l’unico augurio di buon anno che mi sento di fare a me stessa e a tutti voi. Vi voglio bene

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Jngle Bells


 

Davvero l’abbiamo perduto il Natale? E dove l’abbiamo perso?

Ma no, dai, non è vero che l’abbiamo perduto. Dipende da dove lo cerchi. Non certo nel silenzio, nel buio, sotto un albero o in qualche altro posto strano e selvatico.

Natale rifulge nei centri commerciali, coi manichini che fanno i presepi viventi e le commesse vestite da babbo natale. Lo trovi dove non te l’aspetti, con gli angeli che ammiccano fra mutande e reggiseni in paillettes. Ma se fai lo schizzinoso o il bigotto, no, il Natale non lo vedi.

E invece guardati intorno, accendi la tv. Come fai a non sentirlo? Tutto è colorato di rosso, sembra che una mano invisibile abbia riverniciato di notte tutte le cose in città, e persino i fruttivendoli del centro, non potendo dipingere la verdura, la infiocchettano coi nastri rossi. E poi , scusa, non hai visto quanti bei film di Natale sono usciti sugli schermi, a base di romantiche corna natalizie e mistici reggicalze? Non li sfogli i giornali e le riviste? E l’invito espresso in tutte le pubblicità a esprimere amore, sentimento, gratitudine con piccoli e semplici gesti attraverso un Rolex d’oro, un diamante per sempre o una macchina nuova?

Non mi venire a dire che c’è la crisi e che questo Natale bisogna risparmiare. Sei un catastrofico pessimista… e pure un po’ funesto. Il nostro beneamato premier ha detto che dobbiamo continuare a spendere come se nulla fosse, perché diversamente si paralizza l’economia, le aziende chiudono e licenziano tutti. E se non c’hai i soldi te li fai prestare dalle tante associazioni benefiche chiamate banche o istituti finanziari che sono nate apposta per soddisfare ogni tuo desiderio. C’est plus facile!

La verità è che sei diventato sordo al richiamo del Natale. Al piacere di stare insieme davanti alla cassa del supermercato o al piacere di sentirti unito nel comune afflato delle code in macchina. E anziché abbassare il finestrino e chiacchierare amabilmente col tuo vicino chiedendogli se ha un sogno di Natale, se ricorda il suo presepe da bambino, cosa fai? Inveisci contro gli ingorghi perché ritardano i tuoi acquisti. Smettila di lamentarti, Natale non è mai stato così vitale e coinvolgente. Semmai, ammettiamolo, c’è un buco d’informazione: prima di diventare la Festa della Tredicesima, cosa si celebrava anticamente il 25 dicembre?

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Uno Nessuno Centomila

 

 

 

 

 

Cos’è rimasto di virtuale nel virtuale? E cos’è questo pericolo del virtuale che insidia la nostra incolumità psichica, le nostre residue capacità relazionali, minacciando di impoverire il nostro tempo e la fisicità? Ad esempio le relazioni.

Internet, o meglio blog e chat – dicono i detrattori – ci inselvatichiscono, ci rendono inabili alle relazioni umane, sostituendo a quelle vere quelle online artificiali. Falso falsissimo. Metà delle coppie composte negli ultimi anni si sono incontrate e riconosciute su Internet che grazie alle lunghe confidenze scritte assicura una conoscenza che la vita normale, solo parlata e agita, non consente.

E che dire dei blog che regalano un’informazione continua, democratica e svariatissima su tutto, aggregando persone e gruppi intorno ai temi più sconfinati, dall’epatite B ai pini del Koala, passando ovviamente per la politica e la riforma Gelmini.

C’è qualcosa oggi, finita l’era delle piazze e delle fedi, che fa più comunità dei blog, che unisce la gente in modo più spontaneo, generoso e spesso utile dei blog? Sapete quant’è importante incontrarsi su un blog, condividere ansie e informazioni, testimonianze e dati? Il blog è spesso terapia di gruppo. A parte il fatto che alcuni blogger scrivono così bene, con uno stile fresco e accattivante che è un vero piacere leggerli.

Ma da qualche tempo un nuovo demone si è affacciato nel web assorbendo con prepotenza interessi e curiosità. Mi riferisco al famigerato Facebook, reo – secondo alcuni – di aver distolto le presenze dai blog che stanno subendo un calo di ingressi e di commenti. Verissimo. Ma si sa: ogni nuovo giocattolo coinvolge in maniera totalizzante. Resta da vedere se questo cavallo reggerà all’impegno della lunga corsa.

Personalmente considero Facebook alla stregua della facciata di un palazzo moderno minimalista ed essenziale dalle cui finestre si affacciano giovani bellissimi (in massima parte) e celebrità.

Osservo anch’io con curiosità e con l’esperienza quinquennale nel mondo dei blog. Ma anche col cauto entusiasmo di chi sa bene che quella facciata potrebbe rivelarsi la scena di cartapesta di un film in lavorazione con attori sconosciuti a interpretare il ruolo dei Vip.

 
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